Fassina, le firme, la politica - cosimo arnone-

Finirà come deve finire, stiamo in mano alle carte bollate. Fassina ha presentato il ricorso in autotutela e fallito quello, il ricorso al TAR. La decisione della commissione elettorale di Roma è arrivata come arrivano i temporali in montagna. Sinceramente in montagna, previdente, mi porto il giacchetto impermeabile, per le elezioni a sindaco di Roma pensavo non servisse. La vicenda delle liste che sostengono Fassina sindaco, la loro ricusazione è arrivata mentre ero

senza giacchetto. La situazione non era facile, nessun sondaggio lo dava al ballottaggio e stava collocato, abbondantemente sotto tutti quelli che, scherzi del destino, contano qualche cosa. Prima i cinque stelle con la candidata scordarella, poi Meloni e Marchini a far vedere chi è più truce contro i deboli, infine ma l'ordine è sparso, Giachetti il triste. Tuttavia anche se non era facile, poteva sempre buttarla sull'identità della sinistra, poteva sempre sperare di gettare un seme e aspettare i germogli, fare una battaglia di testimonianza a futura memoria. Magari un consigliere, forse due a tenere alta la bandiera di quelli, più o meno, come noi. Il fatto che la commissione elettorale abbia rilevato che le firme sulla lista mancavano della data, il fatto che sarebbero stati utilizzati moduli vecchi, sinceramente mi fa cadere proprio le ginocchia, mi disaggrega il sentimento. Fassina dice andiamo avanti, si, si, ma intanto ci si deve reggere ad un corrimano. Se facessi parte della commissione elettorale, con tutta semplicità devo dire che le mancanze rilevate sono sufficienti per ricusare la presentazione di una lista elettorale. Se io fossi il TAR e se fosse vero che non è stata messa la data accanto alla autentificazione della firma, respingerei il ricorso. Sui moduli vecchi secondo me si può discutere, ma, a parte la discussione giuridica, resta il fatto che non sai distinguere una cosa buona da una che non lo è. Non mi arrampicherei sugli specchi, non invocherei il vulnus alla democrazia, devi rispettare una procedura e non lo hai fatto, gli ammessi sono stati ammessi perché lo hanno fatto, sono stati più bravi oppure semplicemente più attenti. Già siamo tre, ci mettiamo pure a fare certe cavolate, significa che la nostra condizione un po' ce la meritiamo. Qui non c'entra la politica, la globalizzazione, la polemica spicciola o quella strategica, qui c'è un precipitato di tutto il nostro mondo per come è diventato, c'è stata davvero la mutazione genetica e noi siamo mutanti senza che ce ne siamo accorti. Okkey avrete compreso la leggera amarezza che pervade queste righe, magari domani il TAR del Lazio dice che le fesserie fatte sono sanabili ex post e tutto torna a posto. Rimane la politica. Se fosse successo a Giachetti di incappare in questo disastro come si sarebbe comportato il Fassina candidato sindaco? Non lo so. So quello che avrei fatto io: avrei detto: aspettiamo fiduciosi il responso della magistratura e se questo fosse nefasto per il partito democratico e il suo candidato, siamo pronti in maniera trasparente a garantire a Giachetti un posto di prestigio e di governo della città attraverso posti in giunta, in cambio di un appoggio alla candidatura e al programma di Fassina sindaco. Per i punti contrastanti del programma, si conviene di consultare i cittadini di Roma con referendum popolari su quesiti semplici e chiari a partire dalla questione delle Olimpiadi. Temo che Giachetti non farà così e semplicemente si metterà sulla riva del fiume ad aspettare la quota di elettori che, privi del loro candidato, si rivolgeranno a lui turandosi il naso.

 

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