Il numeretto al Senato e la roulette russa - di Nonpercaso -

L'esplosione pre elettorale normalmente porta il nostro paese fuori dalla realtà, i dati sulla crisi economica sembrano quasi virtuali o al massimo diventano pretesto di puntuali recriminazioni o santificati nelle promesse programmatiche. L'irruzione ciclica di movimenti panmessianici (il fanculismo oggi, il celodurismo ieri, il berlusconismo immanente, il checiazzecchismo in declino), catalizza i consensi a basso costo ed immediatamente il passato diventa una colpa per tutti, trasfigurando la memoria nel divenire delle responsabilità e sollecitandone la rimozione collettiva.

Un paesaggio di macerie circonda la tenzone, e la tenzone trascina macerie mai rimosse, come a L'Aquila. Alla fine ciascuno avrà la propria porzione di vittoria e, con essa, la catarsi.

 


Per cui diventa difficile per uno come me, schematico di provenienza, orientarmi nel calderone dell'offerta politica. Non nel senso della mia scelta, fatta e consolidata.

Ma ho cercato una stella polare che mi desse il senso e l'ho trovato, devo dire quasi subito. Monti.

La trasformazione montiana è il vero metro di misura di questa campagna. Non è un progetto centrista, non corrisponde all'incontro tra progressisti e moderati lungamente vagheggiato dai post comunisti attuali e passati, è alternativo al berlusconismo, in modo feroce e concorrenziale.

E la sua attività nasce dalla convinzione profonda che un progetto di riorganizzazione dei cosiddetti moderati non possa che nascere dalla sostituzione dell'offerta politica dei berluscones con quello, più presentabile, rappresentato dal suo faccione occhialuto. Una operazione tipicamente bipolare, con buona pace di Casini e Fini, vecchi-novelli centristi portatori di voti eppoi lasciati col cerino in mano. Graditissima a mercati, banchieri, preti e mondo occidentale, terrorizzati dal sanculottismo berlusconiano e diffidenti verso la sinistra.

E così assistiamo a questo crescendo rossiniano dove non si disdegnano arnesi propagandistici vetusti ma sempre efficaci, come il PD che nasce il ventuno (magari! direbbero molti malpensanti tra voi) o la rincorsa agli argomenti messianici delle promesse mediatiche, figlie dei contratticongliitaliani. Una proposta di riforma del lavoro che è uno schiaffo in faccia, i nemici, CGIL e SEL, additati quotidianamente come i veri conservatori. Una trasformazione apparentemente incredibile, se paragonata all'austero rigore che ha caratterizzato l'anno di governo. E all'ipocrisia dei ringraziamenti tecnici per il sostegno estorto alle misure del governo.

Ma figlia di un calcolo a breve e lunga durata, quello a breve ha l'obiettivo di cambiare segno al governo, di condizionarne le politiche, di sterilizzarne le differenze, le novità.

E quello a lungo è la liquidazione definitiva della leadership berlusconiana, un progetto percepito a destra come il vero fine politico e per questo contrastato con violenza.

 

Ecco perché mi stupisce così tanto questo dibattito tra le varie sinistre. Per il fronte radicale la scelta del PD è inevitabilmente centrista e destinata a finire in braccio a Monti, per il PD la scelta quasi obbligata dell'alleanza col fronte montiano rischia di trasformarsi in una debacle programmatica, in un governo debole.

Rassegnamoci: il nostro futuro dipende da un numeretto al Senato. Mai come in questo caso la ragione strumentale trova fondamento strategico in un risultato parziale, limitato a poche aree geografiche, ad esempio non dipendente dal mio territorio.

E resto basito. Il centrosinistra in minoranza al Senato è uno scenario evocato, desiderato. Servirebbe come il pane a giustificare la propria futura irrilevanza politica e lascerebbe spazio ai cosiddetti moderati del centrosinistra, al loro progetto di portare fuori il corpaccione dai suoi riferimenti storici, di appartenenza.

Un numeretto al Senato. Ci giochiamo il futuro alla roulette russa.

 

 

 

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Commenti: 3
  • #1

    erreerre (domenica, 03 febbraio 2013 15:28)

    Quindi? Facciamo in modo che ovunque quel numeretto al senato ci sia, che la vittoria sia parlante che dica forte e netto no alla destra di monti. tutti gli e-lettori delle regioni strategiche sappiano di avere una pistola in mano. attenzione all uso.

  • #2

    ferruccio nobili (lunedì, 04 febbraio 2013 15:06)

    Devo dire che questo tuo pezzo non lo capisco proprio. Fai diventare un "fatto" che tutto dipende da un numeretto al senato dimenticando che quel numeretto è la sintesi della decisione di voto di molti. E quindi casomai il numeretto è a valle del voto che ognuno di noi esprimerà convinto più o meno da un partito una coalizione un movimento. Quindi non è un numeretto è un numerone che esprime come il popolo sovrano ha esercitato il suo diritto al voto. Quel "numeretto" rappresenta la volontà popolare e deve essere rispettato. Le conseguenze del voto degli italiani, quale che sia, dovranno essere gestite dalla politica che speriamo ne sia capace. E invece sento pesante nel tuo articolo il sospetto (il mio sopetto, visto che non riesco a capire dove vuoi andare a parare) che tu voglia spiegarci come si dovrebbe votare (quelli che tengono per la "sinistra") nelle regioni "in bilico". Insomma sembra che tu voglia fare campagna elettorale. Nulla di illecito, ci mancherebbe, ma se così fosse mi piacerebbe tu lo scrivessi "in chiaro". Ed allora potrei ridirti che questo richiamo al voto tattico (non lo chiamo "utile" perchè in realtà oltre a non essere utile, nessuno mi ha convinto che si debba votare per utilità (voto di scambio? magari uno scambio "nobile"?), e resto convinto che il voto sia uno dei momenti alti nei quali in democrazia il potere torna al popolo che può esprimere la sua volontà rispetto al come si deve "governare la città".
    Ferruccio nobili

  • #3

    Nonpercaso (lunedì, 04 febbraio 2013 16:30)

    La tua lettura mi dispiace dirlo è un po' falsata. Certo che ho una lettura parziale della realtà, ma io scrivo in un blog dove vi sono visioni differenti ed io porto la mia. Assimilarla peró ad una semplice richiesta di voto utile mi pare del tutto fuori luogo. Ma se proprio vuoi sapere come la penso in proposito io ritengo legittimo chiedere il voto utile ed altrettanto legittimo rifiutarlo. Ma la mia analisi si ferma qui, e non ho strategie pre elettorali in proposito. Quanto al merito io non intendo andare a parare da nessuna parte, esprimo semplicemente il mio disagio per la qualità del dibattito a sinistra, questo corto circuito che è stato rappresentato con argomenti più alti del mio da Rosso, e che io ho rappresentato più terra terra nella percezione del rapporto con il Monti apparentemente trasfigurato dalla discesa in campo. Sul richiamo al numeretto confermo tutto il senso paradossale che proviene da un risultato che dipende da ristrette aree geografiche, che in molti modi determinerà le strategie politiche future, non solo quelle di governo. Spero di aver fugato i tuoi dubbi sulla mia onestà intellettuali quanto convinto delle nostre differenze. Un saluto