Rottamabar: cronaca della fenomenologia renziana. - di Nonpercaso -

E mmó te dico na cosa che te farà piacere: a le prossime elezzioni, si nu lo fate fori prima, voto Renzi. È tutta n'antra cosa, o sai che mme piace, è ggiovane e nun raggiona male...”.

Il mio barista preferito sembra uscito fuori da una strip di Pazienza, mingherlino con i baffi, fuma fuma, sguardo acuto e occhiaie profonde, caffè buonissimo. Di destra dichiarato, figlio di quella cultura popolare che risiede in quella parte politica da noi ferocemente avversata, ma uno di quei soggetti che non gli vorresti mai attribuire, un simpatico ossimoro, naturalmente tifosissimo della Lazio.

Composizione sociale del bar: pensionati, piccoli commercianti, artigiani, in prevalenza anziani.

 

 


Rottamabar”, l'ho scherzosamente soprannominato in tempi non sospetti.

Diventato un appuntamento immancabile per me, accompagnare un caffè forte con una battuta ironica, un cazzeggio.

Punto di osservazione dell'inconfondibile romanità popolana.

Ebbene, il mio simpatico barista di destra sembra molto più attratto dal Renzi che il sottoscritto.

Ci sto riflettendo in questi giorni, sull'onda del cupio dissolvi del progetto del partito democratico, a questa certa irriducibilità antropologica che caratterizza la nostra compresenza all'interno di quel progetto avviato e mai definito.

Renzi è certamente un fenomeno. La sua irriducibilità la esibisce, la trasforma in un conflitto dal chiaro sapore generazionale, in una fase nella quale il vecchio perde ogni possibile valore e diventa simbolo dei mali passati e presenti, del fallimento di una generazione che viene identificata con la classe dirigente. E attacca con ferocia, il Renzi, chiede l'allontanamento dal branco dei membri anziani, li trascina ai margini della foresta. In questo si esauriscono i paragoni con i 5S, lui nelle istituzioni ci sguazza, a differenza dei nostri Superiori che stanno in quelle aule come fossero intrusi, turisti spaesati e spesso ignoranti. Un fenomeno pop, trascinante. Andatura alla Fonzie, giubbino di pelle, battuta pronta e brand televisivo. Successone ad "Amici", impazza sulle reti Mediaset e sui giornali di destra. Che si chiedono, come noi, come mai un simile personaggio, che sembra uscito fuori da un format, stia a sinistra.

Ed anche a noi viene spontaneo paragonarlo alla triste campagna fatta per Bersi, dipinto in bianco e nero o al massimo valorizzato come un travet in comando per tentare di smacchiare giaguari.

E il suo programma infarcito di anglofonie ti offre, al di là dei contenuti, il post moderno della politica, il radicalismo new age di una generazione disincantata e con la mente sgombra dai conflitti novecenteschi.

Tutto il contrario dell'immaginario del sottoscritto, attratto irresistibilmente dall'analisi per la sintesi, dal conflitto come ragion d'essere.

E l'abilità con cui gestisce la sua immagine pubblica riassume in sé tutto il portato della personalizzazione della politica, soddisfa l'idea dell'uomo giusto al posto giusto, le attese messianiche di nuovi salvatori della patria, la novità della giovinezza per un popolo vecchio e terrorizzato dall'idea dell'invecchiamento.

Un prodotto per l'elettorato massmedializzato che lui media con pochi, ma irriducibili, riferimenti identitari allo scoutismo da buona azione quotidiana, al cattolicesimo popolare sano e sempre pronto ad offrire un rifugio sicuro. E con un ancoraggio apparentemente solido, di appartenenza mai sinora messa in discussione. Per il quale sarebbe folle non vedere un radicamento nell'elettorato classico di sinistra, nei territori abituati all'idea del buon governo ed allenati alla praticità delle decisioni ed attratti dall'apparente semplicità della concretezza del fare.

E quindi a Renzi mi fa il piacere di assimilarmi politicamente al mio amico barista, con il quale condivido il piacere di apprezzare il suo caffè, di scambiare opinioni dialettiche ed il gusto per la battuta. Simpatico e intelligente al punto da rimpiangere che non fosse naturalmente al mio fianco, ma che non avrei mai pensato di trovare in analogia possibile nelle concrete scelte politiche.

Potrei pensare che è solo colpa di un maledetto toscano. Ma sbaglierei.

Mi rivedo nello sbiadume di una foto in bianco e nero, in un album di famiglia logoro e un po' pesto, mi convinco della bontà delle mie idee, mi chiedo ma poi come cazzo governa effettivamente Firenze, il Renzaccio.

E mi chiedo il perché noi non riusciamo più a trasmettere l'idea della felicità, che comunque perseguiamo e che sembriamo tenere gelosamente per noi, egoisti e riservati.

 

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Ivan (mercoledì, 17 aprile 2013 16:40)

    Carissimo Nonpercaso
    ...
    non ho niente da dire...
    solo che continua a farmi molto più schifo l'attuale dirigenza.
    Renzi sembra una delle tante figure che tormentano la vita di sant'Antonio-Bersani nel quadro di Bosch: una sorta di incubo permanente del quale davvero non sento di avere nessuna colpa... se mi scappa da ridere!

  • #2

    Nonpercaso (mercoledì, 17 aprile 2013 17:16)

    Carissimo Ivan,
    Fai bene. Il senso di colpa è una delle eredità peggiori che ci ha lasciato il cattolicesimo, che trascina con sé il pentitismo ed il perdonismo. Io preferisco confrontarmi con il concetto di responsabilità, che implica coscienza critica e libertà di critica.
    Sul proscenio di questi giorni abbiamo diversi personaggi da incubo permanente, che traversano vecchia e nuova classe dirigente. Una grassa risata non li seppellirà, ma aiuta!