La rivolta di Tor Sapienza e noi - di Nonpercaso -

Cosa c'è di meglio di uno brutto, sporco e cattivo per farsi aumentare il senso di intolleranza, e se è nero, rom, o al minimo straniero è meglio. Tutto qui, niente di 

   

più del sociologismo d'accatto per spiegare queste reazioni di rigetto collettive che vediamo sul fenomeno dell'immigrazione, con tanto di rivolte popolari di gente per così dire normale, ovvero di persone che normalmente vivono in zone sufficientemente degradate. La visione del degrado è un esercizio quotidiano con cui si fanno i conti, un fatto interclassista, persino ai tipi con chauffer capita di imbattersi nel lavavetri. Le forme di accattonaggio organizzato, i ragazzi neri che sembrano provenire dalla capanna dello zio Tom con il cappellino in mano, la giovane mamma rom che perora la sua causa in metro, sembrano messi lì apposta per aumentare i nostri rodimenti di culo o tutelare il nostro spirito caritatevole, senza altre alternative.

E l'Italia si è dimostrato in questi anni un paese per nulla ospitale, ha la peggiore legge sull'immigrazione d'Europa, il tasso di xenofobia si è sempre mantenuto alto, e ha intaccato tutti i ceti sociali e le fedi politiche e religiose. Un fenomeno trasversale, che si basa sul principio di intolleranza che alimenta quello che un satiro intelligente ha definito il piccolo fascista che è in noi, ovvero quello che il mio cattedratico prof definiva i livelli di etnocentrismo.

Paradossalmente l'immigrazione in Italia oggi traversa una fase calante, e questa fase calante coincide ancora più paradossalmente con la profonda crisi di identità sociale che viviamo da quando siamo diventati stato unitario. Per farla breve siamo ridotti così male che non siamo più una meta appetibile per i migranti, i quali in verità ci hanno in maggioranza sempre considerato terra di passaggio, con molti costretti a rimanere per mancanza di alternative. Anche questo è banale, seguite un iter per il permesso di soggiorno, provate ad assaggiare le condizioni di lavoro della manodopera immigrata, e capirete il senso delle umiliazioni e della rabbia speculare alla nostra intolleranza che spesso incontriamo nei loro occhi.

I paesi del nord Europa hanno altre esperienze in tema di i migrazione, ne dovremmo sapere qualcosa, e ancora oggi hanno percentuali doppie di popolazione immigrata residente rispetto a noi. Quindi hanno politiche più razionali e soprattutto hanno saputo riconoscere l'utilità sociale della presenza di immigrati.

Questo non significa che anche loro non scontino fenomeni di intolleranza, ma che il governo sociale del fenomeno è più efficace. Noi invece navighiamo a vista, con una legge inapplicabile, fatta appunto per sobillare i nostri istinti più feroci, ma inutile e indecente nei suoi risvolti applicativi.

Per questo la cosiddetta rivolta di Tor Sapienza ci rappresenta tutti al meglio. Infatti per ritornare all'incipit cosa puoi trovare di meglio dei profughi per alimentare il fascistello interno, organizzare una condizione collettiva nella quale il degrado quotidiano trova un bersaglio in una casa alloggio per giovani neri rifugiati, la cui fortuna per non essere morti in mare non basta a sottrarli alla vergogna del rifiuto. Infatti i fascisti, quelli veri, si sono dati un gran daffare per organizzare, presenziare, sobillare. Compreso Alemanno, naturalmente, la simpatica Meloni, e anche i grillini ignari da contorno, che venivano "dar territorio". Salvo poi scoprire che dietro tutto questo si celava un regolamento di conti nel cosiddetto sociale, figlio di un patto perverso trasversale che aveva al centro la gestione di una fetta del mercato degli appalti, l'invocato trasferimento dei campi rom fuori raccordo, i profughi, tutto quello che serve a mantenere alta l'incazzatura dei buoni cittadini. Una cooperativa non allineata aveva in gestione i giovani rifugiati, quale occasione migliore per dare una lezione, ripristinare la merda del mondo di merda, il patto mafioso su Roma. Questo emerge dalle cronache di questi giorni, personaggi del cosiddetto sociale mischiati con un sottobosco affaristico di destra che definivano nuovi orizzonti di profitto sugli ultimi poveracci. Eccolo, il mercato del terzo settore. Con i cittadini di Tor Sapienza strumentalizzati persino nella loro rabbia. Se io fossi un cittadino protestatario di quella zona, me lo chiederei se tutto questo ha avuto un senso diverso da quello che avrei voluto che fosse, se questa ricerca di colpevoli negli innocenti non fosse complementare al senso affaristico di una banda di delinquenti, se la mia rabbia non sia stata indirizzata ad arte verso un obiettivo specifico. E mi chiederei quanto questo aggiunge degrado a quello per cui protestavo.

Ma delle domandine ce le dobbiamo porre anche noi, che eravamo impegnati a capire i motivi del conflitto utilizzando categorie concettuali oramai svuotate dalla banalità di questo marketing dell'intolleranza a scopo di lucro. Pensate: i fascisti che lucrano su rom e rifugiati e allo stesso tempo sono i portatori dell'intolleranza come un virus, stimati professionisti del cosiddetto sociale e politici di riferimento di sinistra in mano a un monopolizzatore ex detenuto ufficialmente redento dalla sinistra e al centro una rivolta popolare dove la xenofobia diventa strumento di mobilitazione popolare e una casa per giovani rifugiati neri un bersaglio appetibile soprattutto per affaristi ansiosi di liberarsi di uno scomodo concorrente.

 

E riflettendo mi è tornato nella mente Pasolini, uno che aveva visto oltre e nella sua visione c'era tutto questo contemporaneo smarrimento culturale. Tutto: dalla pervasivitá della falsa coscienza alla grandezza del degrado. Quello che non abbiamo saputo vedere noi

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