Il partito democratico è di sinistra? - cosimo arnone -

Marò, marò, che domanda.
Mai me la sarei posta e sinceramente non la pongo neanche a voi che so che sommergerete questo articolo di commenti, contumelie, complimenti.
“Ma scusa Cosimo, secondo te un partito di sinistra può davvero uccidere la democrazia senza averne conseguenze? Quando non puoi dire B perchè ti è concesso solo ubbidire e dire A selezioni solo servi che non vogliono vedere e che non vogliono pensare se non al loro tornaconto personale. Quando fai la guerra al sindacato perchè vuoi accontentare tutti i padroni che così non gli rompi i coglioni con i diritti e sai che poi ci saranno non solo doveri ma ricatti veri e propri, che sai che verranno accettati per non perdere il lavoro. Quando difendi le Banche e le lobby e non più gli operai e i lavoratori hai ancora il coraggio di pensare che sei a sinistra?!! ...”
Questo commento di Elisa mi ha convinto a scrivere una breve nota sul tema: discutere di politica, fare politica.
Dichiaro subito il mio conflitto di interesse: sono stato iscritto ad un partito, non al partito democratico, non ai DS, non al PDS, non al PCI.
Non lo considero un merito, non lo considero una colpa, è andata cosi.
Non so se sia connaturato al nostro animo certo che ci piace chiacchierare, il PD non è un partito di sinistra perché ha fatto questo e ha fatto quello, non ha fatto quell’altro. Secondo me è vero. Il PD ha fatto delle cose e non ne ha fatte delle altre, in cinque anni di governo ne ha fatte anche di buone o almeno le ha abbozzate, da ultima la riforma carceraria. Certo le cose sbagliate sono di più e di gran sostanza: le leggi sul lavoro, quelle sulla scuola. Me ne dimentico qualcuna sia nel bene che nel male, tuttavia così a naso sono di più quelle nel male. Bene, siamo d’accordo, stiamo a cena e discutiamo amabilmente di politica, jazz e filosofia, alla fine ce ne torniamo a casa e domani è un’altro giorno. Abbiamo parlato di politica, siamo stati bene. Poi c’è quell’altra cosa, fare politica.
Quando fai politica i tuoi interlocutori non te li scegli in una boutique, son quelli che trovi in giro, devi fare l’analisi concreta della situazione concreta e comportarti in modo che la situazione cambi in un verso che sia a te più favorevole. Sinceramente non mi appassiona dal punto di vista politico la definizione del gruppo dirigente del PD, certo mi interessa conoscerlo, ma poi stop, devo agire in un senso oppure nell’altro. Puoi ben dire: siccome il PD non è un partito di sinistra io non voglio averci niente a che fare neanche da lontano. Giusto. La prima conseguenza però deve essere la seguente: se fa l’alleanza coi 5 stelle ne ne fotto, se il segretario è Renzi oppure è un altro, me ne fotto. La conseguenza logica deve essere il disinteresse, non la promozione di appelli accorati per sostenere un governo di minoranza con Di Maio presidente del consiglio. Francamente, ma proprio francamente, non è che il partito di Grillo – Di Maio appaia molto più di sinistra. E io grassamente me ne fotto pure del partito che si chiama come un albergo in cui non potrei mai andare.
Diverso è il discorso se smetto di fare il politologo e voglio usare la politica per cambiare equilibri oggi a me sfavorevoli. Non mi metto a dare patenti a destra e a manca, cerco di vedere dove posso passare per cambiare la situazione. Se penso che  Zingaretti segretario del PD sia meglio di un PD guidato da Renzi o Gentiloni, lo dico e contemporaneamente dico che sono possibili punti di contratto su certi argomenti. Vuol dire che sono pronto ad annullarmi in un partito che considero perso alla mia causa? No, vuol dire che ritengo utile alla mia causa  una relazione con un partito che, anche se mi dispiace, orienta un certo numero di persone che penso facciano parte del mio popolo. Se penso che il movimento che si chiama come un albergo, orienti molte persone che farebbero parte della mia gente, se io esistessi realmente e non soltanto sui post di facebook, mi devo relazionare. Non ho l’obbligo di definire gli altri, ho l’obbligo di definire me stesso, dire quello che voglio fare e cominciare a farlo, nel cammino vedere ogni volta se conviene aver relazioni con le organizzazioni che incontro oppure no. Per esempio a suo tempo c’era una distinzione importante fra gli accordi per il governo nazionale e quelli per il governo locale, non deve esserci automatismo, da una parte può essere giusto, da una parte può non essere giusto o conveniente. Insomma io suggerisco la differenziazione fra politica e politologia, poi certo il commento salace ci sta, la propaganda anche grassa ci sta, figuriamoci. La politica però è un’altra cosa, la politica è l’arte dei rapporti di forza. A proposito, parliamo degli altri ma la nostra forza dov’è?

il commento salace ci sta'