CGIL il congresso è finito - cosimo arnone -

Per un qualche disguido organizzativo non sono stato avvisato del mio congresso di base, non ne conosco neanche gli esiti a dire il vero. Tuttavia non me ne cruccio, ho imparato per tempo che certe cose capitano. Non che potessi fornire chissà quale contributo, ma un po’ mi è dispiaciuto. Magari potevo conoscere qualche iscritto come me, scambiare due chiacchiere e votare il documento che hanno votato praticamente tutti gli iscritti.
Mi incamminavo sereno verso l’esito del congresso nazionale che si svolgerà a Bari il prossimo gennaio quando tum tum è arrivata la notizia: Landini segretario, annuncio fatto dalla segretaria generale urbi et orbi a mezzo facebook.
Lo dico con semplicità e tutto di un fiato non mi cambia niente, non mi avrebbe cambiato neanche un altro nome. Io sono iscritto al mio sindacato, più o meno penso che quello che viene fatto è fatto bene, certo non mi metto a disquisire di regole, commi e pandette, quando il vino è stato versato nei bicchieri, trangugiato dal popolo e gradito.
Solo una cosa vorrei dire: sarebbe stato meglio per tutti saperlo prima dell'inizio dei congressi di base.
Fatto salvo quindi l’esito finale del mio discorso: l’eletto o l’eletta mi andrà bene, due o tre cose le posso dire.
Landini non mi convince, almeno per tre cose: la storia che era pronto ad occupare le fabbriche e non lo ha fatto, la storia della coalizione sociale che appunto avete capito, la storia degli elogi a Renzi per gli ottanta euro.
Dal mio punto di vista sono cose importanti. Sono sufficienti per dire che non può fare il segretario generale della CGIL? No, non sono sufficienti, confido che nel frattempo abbia meditato sul peso delle parole che si pronunciano quando si esercita una responsabilità importante. Il mio convincimento comunque dipende da una considerazione più generale e investe specularmente chiunque sia candidato a fare il segretario del mio sindacato.
Fare il segretario generale della CGIL significa partecipare ad un altro campionato, entri in un modo e ti risolvi in un altro. Cofferati prima di diventare la madonna pellegrina di ogni difensore di diritti era tecnicamente un moderato per non dire con linguaggio più da sezione, un destro. Arrivò l’attacco all’articolo 18 e seppe tenere. Fu un bravo segretario generale, conquistò una grande considerazione per se e per l’organizzazione. Mia madre seppe che lo avrei incontrato per una manifestazione, si raccomandò tanto di salutarglielo. Lei che ne storpiava il nome e di sindacato non sapeva veramente niente. Non ho l’autografo dello storico incontro perché non mi viene di chiederli a nessuno e anche perché se lo avessi ottenuto magari con una dedica a Rosa, poi avrei avuto il fardello di mia madre che per sdebitarsi avrebbe voluto fargli recapitare una torta di quelle che fa lei, con le vitamine e che danno sostanza. Poi Sergio nostro fu incarcagnato nella minoranza del suo partito, non riuscì ad essere conseguente con le speranze che aveva suscitato e tornò se stesso a Bologna.
Fine della digressione. Lo so che non c’entrava niente. Torniamo al congresso. Mi sarebbe piaciuto saperlo prima che la gran parte della segreteria voleva Landini e che c’era il disaccordo di Colla e Ghiselli.
A proposito di Colla e Ghiselli, personamente non conosco nessuno dei due, sinceramente vale per loro lo stesso discorso fatto per Landini, ma c’è una aggravante: di loro non posso dire niente di male. Quindi niente. Vale la stessa cosa che valse per Epifani. Per il grande pubblico era uno sconosciuto e alla fine secondo me fece bene. Non tanto bene in politica, ma la politica ha leggi proprie e in genere i sindacalisti non le conoscono. In finale? Se veramente Colla e Ghiselli avevano ambizioni hanno fatto male i loro conti, la televisione e i social network hanno cambiato tutto, se avevano ambizioni dovevano entrare in competizione dalla stesura del documento, far emergere le differenze che certamente esistono e portare tutta l’organizzazione a discutere di merito e prospettive. Ora il congresso è terminato, non si ripeta ciò che è accaduto a Reggio Emilia. E’ indispensabile un bell’accordo nelle segrete stanze sugli assetti futuri e l’elezione all’unanimità dell’eletto. Se Maurizio nostro sarà all’altezza si vedrà presto, se non lo dovesse essere il sindacato ha gli strumenti per rimediare, mica si hanno più di cento anni per caso. 

100 anni e più, non per caso.