Un nuovo statuto dei lavoratori. -cosimo arnone-

Ho davanti a me la carta dei diritti universali del lavoro, la proposta di legge promossa dalla CGIL con una raccolta di firme. Un milione di persone e più hanno messo la loro firma sotto un progetto ambizioso e adeguato ai tempi, cosa ne è stato di quelle firme?
La CGIL ha chiesto e ottenuto incontri con le forze politiche presenti in Parlamento illustrandolo e chiedendo loro di fare la loro parte cioè metterlo in discussione. Non è successo.
E’ un peccato? No, va bene che Francesco ogni tanto la imbrocca     ma non è, quella del peccato la categoria che si addice al nostro ragionamento.
E’ una sciagura.
In primo luogo, la prendiamo da lontano, bisogna dire che leggi di iniziativa popolare il Parlamento non le discute, non è solo questa, non le discute proprio. I deputati e i senatori sono ormai divenuti passacarte dell’attività legislativa dell’esecutivo e, a parte le lamentele di circostanza, stanno bene così. Uno strumento di democrazia dal basso direbbero gli inguaribili ottimisti è di fatto inutilizzato con ciò svilendo proprio la democrazia senza aggettivi. Infatti un firmatario, metti uno come me oppure una come te, che si è convinto della bontà dell’iniziativa, se non ha più notizie comincia a chiedersi l’utilità di aver messo il suo autografo. Tanto non cambia niente, diventa luogo comune più di quanto comune non sia già. L’epoca della disintermediazione è questa cosa qui, le cose concrete come una firma con la penna, un banchetto di legno, una sedia, una bandiera, non contano. Piuttosto facciamo una bella petizione online, piuttosto riempiamo di insulti tutti quelli che hanno un profilo social.
In secondo luogo la mancata discussione parlamentare della carta dei diritti eccetera eccetera  è una sciagura perché è una cosa seria. Una cosa che serve alle persone che lavorano in ogni dove e con qualunque tipo di contratto. I padroni fanno il cavolo che vogliono e lo fanno con in mano il libro delle leggi, ci vuole proprio un’altra legge che ribalti la situazione.
Prendiamola ancora da lontano: cos’è una legge sul lavoro? È la certificazione dei rapporti di forza fra le classi in quel momento, in quel paese. Lo statuto dei diritti dei lavoratori, la legge 300 del 1970, non è stata il frutto della bontà dei politici di allora, piuttosto della bontà delle lotte operaie del tempo e anche dei sacrifici che si sostennero per affermare un principio non scontato nei posti di lavoro: il lavoratore è un cittadino, anche nei posti di lavoro vale la Costituzione repubblicana nata dalla resistenza eccetera eccetera. Ecco, la legislazione sul lavoro da un tot di anni a questa parte ha invertito la tendenza, il lavoratore è sempre più risorsa umana e sempre meno cittadino. Vabbè è un po’ una tirata da comizietto ma ci siamo capiti.
Terzo motivo di sciagura riguarda il fatto che un po’ ce la tiriamo da soli, lo dico per non smentirmi. Una legge certifica i rapporti di forza? Si. Allora non possiamo farci trovare in altre faccende affaccendati. Se l’obiettivo è un nuovo statuto dei lavoratori adeguato ai tempi, se cioè l’obiettivo è invertire concretamente la tendenza, allora bisogna che qualche cosa succeda. La carta dei diritti universali eccetera non è una vertenza qualunque, qualunque sia la vertenza, è la vertenza delle vertenze, il tatuaggio di ogni iniziativa sindacale  qualunque sia il settore lavorativo coinvolto. Quel milione e passa di persone che hanno firmato meritano la giusta attenzione dai politici, ma anche da noi che gli abbiamo chiesto cinque minuti del loro tempo per una buona causa, devono sapere, bastano anche qui cinque minuti, che non ci siamo scordati, che i diritti universali sono una cosa seria, altrimenti mica li avremmo chiamati così.
Dunque io sostengo, a lume di naso che la questione posta da un milione e passa di cittadini alla politica, non è entrata nel dibattito pubblico. È  ignorata o non conosciuta, per questo motivo la speranza che le forze di governo o quelle di opposizione di loro spontanea volontà facciano un gesto è velleitaria, come la mia idea di scrivere cose utili per qualcuno.
Non mi credete? Fate la prova. Chiedete ad un vostro o vostra conoscente se è al corrente della iniziativa della CGIL se ne conosce il nome, se sa che sono state presentate le firme in Parlamento. Vedrete che ho ragione, ma non è per questo che scrivo. Scrivo per dire quello che farei visto che la situazione è questa e che il gioco vale la candela.
Prima cosa: prenoto Piazza Montecitorio per trenta giorni di seguito e ogni giorno ci mando una categoria o una regione o una camera del lavoro a chiedere che venga calendarizzata la discussione del progetto di legge di iniziativa popolare. Su ogni pezzo di carta che esce da una delle sedi sindacali di ogni dove ci metto: vogliamo la carta dei diritti universali del lavoro. Ogni volta che faccio una iniziativa o una assemblea faccio la cronaca di quello che succede a Piazza Montecitorio. Faccio scrivere dalle RSU a ogni parlamentare e in ogni collegio elettorale promuovo iniziative con i politici locali e chiedo cosa pensano dei diritti dei lavoratori e ogni sabato faccio una manifestazione per i diritti universali. Seconda cosa: provo a convincere gli altri sindacati della bontà dell’iniziativa, se scrivo universale insieme a carta e diritti non posso pensare di fare tutto da solo. Siamo alla vigilia delle elezioni europee, non sarebbe male chiedere agli altri sindacati europei cosa pensano di una carta universale dei diritti del lavoro nell’unica scala sensata che è quella europea. Potrebbe essere la chiave per coinvolgere gli altri sindacati italiani che al momento stanno belli rincattucciati dietro le bandiere dell’unità ritrovata. Terza cosa chiedo alle forze politiche e ai singoli candidati alle prossime elezioni europee se ritengano che su scala europea debbano esserci diritti uguali per tutti i lavoratori anche allo scopo di evitare la svalutazione competitiva del lavoro.
Alla fine sono sicuro che ci saranno altre sette o dieci cose che si possono fare, il mio pensiero è semplice e non intendo renderlo complicato: la carta sarà pure perfettibile ma è una cosa buona, facciamolo sapere e facciamola approvare.

universale cioè per tutti