affetti, ozi e quello per cui siamo nati - cosimo arnone -

Prendendo spunto da una dichiarazione della premier finlandese pronunciata quando ella non era ancora premier, mi sono avventurato in una fantastica digressione sulla necessita di diminuire il tempo di lavoro come condizione per migliorare la vita di ognuno, in primo luogo per chi lavora. Se volete leggere è l'articolo con la foto della lumaca.
Non so dire che fosse prevedibile comunque dopo qualche strepito e qualche reazione compita e compunta, siamo tornati al punto di partenza, la riduzione dell’orario di lavoro non è all’ordine del giorno di nessuno. Mi sono ripromesso di non parlare male di tutti quelli che considero vicino  a me quindi non lo farò.
Sta piovendo, posso darti un passaggio? Fino a casa cosa vuoi che mi costi, fare un giro forse un poco più lungo se lo faccio con teee….
Si era una canzonetta, saranno affari miei se mi viene da cantarla.
Allora.
Primera questione: la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro non è una cosa banale, chi pensa di poterla appiccicare ad un programma elettorale qualunque, fa un grave errore anzitutto con se stesso. Pensiamo alla dimensione: può darsi che in qualche paese qualche contratto collettivo di lavoro, riesca a strappare una riduzione per qualche settore industriale o dei servizi, secondo me se ci si mette a cercare con una base sufficientemente vasta troviamo un certo numero di esempi. E’ quello che ci vuole? Bah, se fossi un sindacalista e riuscissi a fare una cosa del genere sarei contento, chi c’è riuscito sicuramente è stato contento. Tuttavia un contratto è materia reversibile, ciò che conquisto oggi può essere perso domani per mille ragioni. Il contratto collettivo è una gran cosa ma non è lo strumento adeguato ad una operazione generalizzata e profonda per come sarebbe necessario. Ci vuole una legge, non voglio neanche girarci intorno. I dipendenti pubblici e privati non possono lavorare più di trenta ore settimanali straordinari compresi e t’aggio trattato. Si il napoletano non è il mio forte, ma sbagliando si impara. Dunque una legge. In Finlandia? Se fossi finlandese sarei contento di avere una legge che aumenta il tempo del mio amore per la vita, altrochè se sarei contento. Ma guardiamoci nelle palle degli occhi, se sto a Rende oppure a Belluno oppure a Trapani o a Francoforte o a Parigi oppure a Praga o a Danzica, in finale della Finlandia ma che me ne frega? Tanto quelli sono nordici, si sa. Può darsi che la loro struttura produttiva permetta di fare una legge veramente cool, può darsi che non risentano della concorrenza internazionale e/o di tutte le diavolerie che leggiamo e ascoltiamo ogni santo day. Oppure può darsi che vogliano campare solo di poker online e di qualche minestra di radici e bacche, la Finlandia è finlandese e non possiamo farci niente. Il punto lo avrete gia capito, non è la Finlandia oppure un singolo paese e neanche un singolo paese più grande e meno freddo, il punto riguarda la generalità dei paesi. Vabbè non la voglio fare lunga non tutti i paesi proprio tutti insieme, cominciamo dall’Europa. Ecco il primero punto: il perimetro. La riduzione eccetera eccetera deve essere una conquista europea, una cosa messa li che vale per tutti i paesi: in Europa almeno per tutti quelli dell’unione e per tutti quelli che ne vogliono far parte l’orario di lavoro nei settori pubblici e privati non può superare straordinari compresi le trenta ore settimanali e poi la frase in napoletano. Definito il perimetro entra in campo la secondesima questione: affinché sia una conquista prima deve essere un obiettivo. Ci vogliono le forze politiche e quelle sindacali dei singoli paesi che vogliano fare una cosa del genere. Hai detto niente, hai detto. Torniamo alla primera questione: non è una cosa banale, se ci si ragiona un po’ ci si rende conto che le variabili in campo sono gigantesche, siamo più propensi a guardarci la punta delle scarpe che a cominciare un cammino incognito. Non è una cosa banale perché le forze in campo sono dispari e perché l’obiettivo è grandioso con implicazioni grandiose. Ti immagini una vertenza in tutte le lingue dell’Europa che dica: la vita è troppo breve per passarla a lavorare? Ah, ah, aaaaaah, lo so, ho capito da me, ma non è come pensi, se qualcuno volesse unirsi ad altri non lo farebbe per guardare insieme la punta delle scarpe, troverebbe più figo partecipare ad una avventura straordinaria, una cosa veramente difficile e universale che ci ricongiunga con lo scopo della nostra nascita: calpestare i Re.

e' tanto tempo che volevo dirtelo